Iosonouncane – Novembre


A new song by Jacopo Incani entitled Novembre is the first unreleased tune since the publication of Die and marks a very important step in the musician’s career, namely the beginning of the collaboration with the reborn Numero Uno label, that since 1972 has released Lucio Battisti‘s records. The single anticipates the album Ira, that will be out in April 2021. Enjoy!

Ritorno al (non) futuro coi Diplomatics

In perfetto equilibrio tra passato e presente, i Diplomatics hanno attirato la nostra attenzione e non solo per il sound. Così, abbiamo deciso di farci raccontare influenze e ambizioni in un costante legame che unisce il nordest italiano alla Londra infuocata del ’77 e alla nuova ondata post punk britannica. Buona lettura!

Partiamo dal vostro sound; un punk energico, settantino ma che sembra nascondere un’atmosfera malinconica, rabbiosa e contaminazioni contemporanee. Siete d’accordo?

Esattamente, le nostre radici affondano proprio nel punk ‘77, soprattutto quello newyorkese, una scena che ha influenzato molto la nostra attitudine sia musicale che estetica. Dopodiché abbiamo sempre apprezzato le nuove sonorità degli ultimi anni, le contaminazioni che si presentano nei nostri pezzi non sono altro che una normale conseguenza dei nostri ascolti personali, da questo punto di vista ci consideriamo dei modernisti. Aggiungiamoci poi questo malessere generale figlio degli ultimi tempi e un po’ di rabbia repressa non può far altro che saltar fuori nel nostro sound; d’altronde il motto “No future” è sempre stato presente a partire dalla quasi omonima canzone No Heart, No Future del nostro primo Lp.

Nevah è un brano figlio di questo periodo storico, tocca i nervi giusti e sintetizza quella che è un po’ la sensazione che tutti proviamo, al di là di quello accaduto nel 2020. Però, è come se un’euforia fatta di speranza strisciasse dietro ai riff e alle urla.

Senza dubbio è un periodo di merda, nessuno se la sta passando bene, questo è certo. La nostra medicina è sempre stata suonare, suonare e suonare; negli ultimi tempi abbiamo messo più energia nei nostri pezzi, sia in sala prove che nei pochissimi concerti che l’attuale situazione ci ha concesso di fare. Ogni urlo, ogni riff, ogni rullata in Nevah è il nostro modo di smuovere questo piattume che viviamo ogni giorno, una spinta potente che ci motiva a non mollare.

Leggenda narra di date infuocate in giro per l’Europa. Com’è stata la vostra esperienza? Avrà sicuramente influito sul sound e sull’estetica della band.

La nostra esperienza è stata ottima, talmente buona che ci siamo chiesti più volte se valesse la pena fare meno concerti in Italia e organizzare invece più tour europei. Quello che abbiamo notato è che in generale, ad esempio in Francia o Germania, c’è maggiore attenzione per il punk o per il rock’n’roll suonato con le chitarre. In Italia ci è capitato di essere penalizzati per il solo fatto di non cantare in italiano, che se ci pensi è pura follia nel 2020 eppure… C’è anche molta divisione tra categorie: indie, cantautori, rap, punk… ognuno con il suo “giro” e il suo pubblico, mentre mi sembra che all’estero questo sia meno definito, c’è molto più miscuglio musicale e maggiore unione tra diversi artisti e quindi anche tra i rispettivi fan. Tutto ciò ovviamente influisce anche sul nostro stile di fare musica, a partire dall’inglese come lingua adottata; ci pare giusto cercare di parlare a tutti, anche a chi non capisce l’italiano. Un’altra cosa, ricollegandomi a quanto già detto sull’essere ricettivi verso le novità: chiaramente viaggiare per l’Europa e non solo ti aiuta nella ricerca, per noi importante, di nuove musiche e nuovi sound. E anche l’estetica della band va di pari passo con quanto descritto, ma senza dimenticare le nostre vecchie influenze punk ‘77.

Ascoltandovi – ma anche dandovi un’occhiata fugace – non sembrate una band italiana. Potrebbe non sembrare, ma è un complimento! C’è qualcosa del vostro background veneto che vi portate dietro nella vostra musica? Dal video di Nevah si evince una certa vicinanza tra il punk britannico e l’insospettabile scenario di provincia italica.

Il posto in cui sei nato e abiti ti influenza sempre. Il nostro ultimo album, uscito qualche anno fa, si intitola “I Lost My Soul In This Town” e già lì parlavamo molto delle nostre zone e di come sia strutturata la vita nel Nord Est. Per cui, sì, nella nostra musica c’è molto grigiore veneto, assolutamente. Per il video di Nevah abbiamo voluto continuare sulla stessa linea musicale del pezzo – le sonorità più scure e sporche, il ritmo serrato e veloce – e riproporre il tutto anche a livello visivo. I luoghi diroccati che si susseguono sono sparsi nella provincia vicentina. La desolazione e la decadenza che spesso la provincia presenta ci sembravano perfette per dare un volto al sound del pezzo, come a fornire una voce al silenzio di questi posti abbandonati a se stessi. Di sicuro è come se ci fosse una connessione tra Manchester, Leeds o le periferie di Londra e la vecchia provincia veneta; se penso a formazioni come Sleaford Mods, Idles o anche a Gang Of Four, Sex Pistols e Clash, quello che raccontano non è distante da quello che raccontiamo noi e altre band venete. Forse facciamo semplicemente tutti parte della working class in un grigio contesto urbano che ci unisce.

Avrete sicuramente qualche altro brano pronto. È previsto un album? Si muoverà lungo il sound di questo singolo?

Abbiamo pronto un altro singolo che uscirà a breve, sempre per Slimer Records. Poi stiamo lavorando anche su nuovi brani, ma per ora non spifferiamo nulla riguardo a un nuovo disco; quello che posso anticipare è che di sicuro avrà al suo interno molto del sound di Nevah ma non solo.

Rvby – Thinking About You

Bristol based singer/songwriter Ruby Donadel released this energic single with and ambient landscape shaken by rythm and a deep bassline. Here it is, enjoy!

Magazine / Issue #28

The Vegan Leather – Gloaming

Scottish art-pop quartet The Vegan Leather just released a powerful and hypnotizing single. Gloaming is a dark pearl hidden by synths and pop melodies. Guess you’ll fall in love at first listening, enjoy it!

Matveï – Rumba

French – Canadian artist Matveï combines rap, Edm, house and clubbing. Parisien label Kitsuné spotted him and here we are: Rumba is contained in his new double single. Enjoy it!

In viaggio con gli Uhuru Republic

Sono stati già tra i protagonisti della nostra rubrica Song Of The Day, abbiamo deciso di approfondire il discorso e lasciarci guidare dagli Uhuru Republic attraverso le loro suggestioni. Un viaggio fatto di contaminazioni e incontri, sullo sfondo l’Africa e qualche riflessione sulla global music. Ecco il resoconto della nostra chiacchierata con Giulietta Passera. Buona lettura!

Partiamo dalla genesi del progetto: qui a This Is Pop? amiamo da sempre l’afro-pop e le sue derivazioni. Ascoltando il disco ci è venuto subito in mente un altro collettivo a metà strada tra Africa ed Europa, gli Owini Sigoma. Ecco, quali sono state le suggestioni che hanno portato a Welcome to Uhuru Republic?

Il link con Owiny Sigoma è molto puntuale, uno dei nostri collaboratori Makadem è kenyota ed appartiene proprio al gruppo etnico dei Luo come Joseph Nyamungu. Il nostro primo album Welcome to Uhuru Republic nasce da suggestioni musicali ed artistiche dirette che abbiamo raccolto durante i nostri due viaggi in Tanzania e Kenya nel 2018 e 2019. Abbiamo scritto l’album insieme a 12 musicisti tanzaniani, zanzibarini e kenyoti durante delle sessioni di scrittura e scambio culturale svolte a Dar Es Salaam, Zanzibar, Bagamoyo, Nairobi e Lamu in cui ogni musicista metteva a disposizione del collettivo il proprio background. I tre luoghi che hanno ispirato fortemente il nostro immaginario artistico sono la Dhow Countries Music Academy di Zanzibar, il Nafasi Art Space a Dar Es Salaam e Dagoz Artist’s Bar a Nairobi; consigliamo a tutti di visitarli.

Spesso, quando si ha a che fare con un progetto di global music – usiamo volutamente la nuova indicazione dei Grammy che sostituisce la vecchia world music – ci si concentra su di un’area particolare. Nel vostro disco invece è come se cercaste di abbracciare tutto il continente, per esempio Sikitiko o Kuunda hanno un background arabo/nordafricano, mentre Wanaumwa e la maggior parte dei brani più appartenente all’Africa orientale.

A dire il vero la nostra ricerca è stata influenzata dalle aree geografiche che abbiamo visitato e vissuto molto più di quanto possa sembrare, il Kenya e la Tanzania sono paesi in cui convivono culture molto diverse fra loro ed anche molto ricche di arte e storia. Lungo la costa e le isole del Kenya e della Tanzania la cultura prevalente è quella Swahili che, attraverso l’Oceano Indiano, ha ricevuto influenze Bantu, Arabe e Persiane mentre nelle aree continentali esiste una fortissima e molto sfaccettata identità culturale tribale. Sikitiko e Kuunda hanno un suono fortemente mediorientale perché sono stati scritti e registrati insieme a cinque musicisti zanzibarini a Stone Town e prendono spunto da brani della tradizione Taarab di Zanzibar, genere musicale di appartenenza per la cultura Swahili. Altri pezzi del disco invece sono stati scritti in collaborazione con musicisti provenienti dal continente africano ed hanno influenze musicali totalmente diverse seppur appartenenti ad aree geografiche vicine.

Nello specifico Wanaumwa è una collaborazione con i Kirundo International, giovanissima band residente a Zanzibar ma originaria di Dodoma nel mainland, Edreba è stata scritta insieme a Msafiri Zawose capostipite della rinomata famiglia Zawose di Bagamoyo e portavoce della tradizione musicale Gogo, mentre Gala Gala è una collaborazione con Makadem, Kenyota e Luo. Detto questo, riteniamo che la definizione Global Music sia molto adeguata e rispecchi l’immaginario di Uhuru Republic, la nostra ricerca musicale personale ed anche il momento storico nel mondo della musica in generale, basti pensare a Diplo che collabora con scene musicali di tutto il mondo fra cui quella di Lisbona insieme a Branko che a sua volta raccoglie featuring portoghesi, africane e brasiliane; anche Dengue Dengue Dengue e Nicola Cruz hanno esteso le loro influenze musicali dal Sud America a dei veri e propri suoni Globali e così molti altri.


L’album è stato anche il seme di un’idea interculturale e di sincretismo artistico. C’è tutto un discorso visual molto interessante.

Gli artisti visivi Nicola Alessandrini e Lisa Gelli, impegnati, fra le altre cose, da anni nella produzione di opere urbane ed autori della serie murale “Specie Migranti”, divenuta immagine del primo singolo di Uhuru Republic, hanno sviluppato l’immagine del progetto seguendo il team italiano in Tanzania ad agosto 2019. I due artisti insieme al serigrafo Filippo Basile del collettivo PressPress, laboratorio di stampa d’arte artigianale di Milano, hanno svolto una residenza artistica presso il Nafasi Art Space di Dar Es Salaam con gli artisti Tanzaniani Safina Kimbokota, Dismas Leonard, Ah- med “Medy” Maubaka, Walter Simbo e Liberatha Alibalio, in cui, tramite sessioni di disegno condiviso e serigrafia analogica, hanno esteso la fusione dei linguaggi interculturali, in modo bi-univoco ed orizzontale, al mondo delle arti visive. Hanno unito i loro linguaggi ed il segno distintivo di ogni artista in una serie di opere che sono state raccolte in una grande mostra a Dar Es Salaam nel 2019 che verrà presentata anche in Italia appena sarà possibile. Oggi queste opere fanno parte anche un libro d’arte e sono state riprodotte in una serie di serigrafie che abbiamo messo in vendita all’interno di una campagna di raccolta fondi su Ulule con l’obiettivo finanziare una residenza artistica in Italia per almeno due dei nostri collaboratori africani, sarà attiva a questo link fino a dicembre 2020.

Quanto sono state importanti le città italiane – Genova e Torino – per controbilanciare il sound tradizionale africano con quello “occidentale”?

Poiché il progetto nasce da un vero e proprio scambio culturale ed artistico e noi abbiamo trascorso gli ultimi 10 anni in tour in Italia ed in tutta Europa, il nostro contributo a Uhuru Republic è da intendere in termini di suono europeo contemporaneo. Nello specifico FiloQ si occupa dell’elettronica insieme a me, che curo anche l’impostazione della scrittura dei testi e delle linee vocali, Raffaele Rebaudengo porta le sue radici di musica classica e di arrangiamento d’archi in visione contemporanea. Anche Lorenzo BITW e Teo Marchese si sono appassionati al progetto ed hanno contribuito alla produzione di due tracce del disco. Il tutto sempre sottoposto al gusto ed alle influenze artistiche dei nostri collaboratori africani che sono Msafiri Zawose, Makadem, Heri Muziki, Marleen Xplastaz, Dbass, Kauzeni Lyamba, Mahsin Basalama, Felician Mussa, Tryphon Evarist, Pili Amer Kombo, Nima Ameir Kombo, i Kirundo International ed Ambasa Mandela.

Com’è stata invece l’esperienza diretta in Tanzania?

Con il prezioso supporto dell’Ambasciatore italiano a Dar Es Salaam Roberto Mengoni, della Dhow Countries Music Academy di Zanzibar e del Nafasi Art Space di Dar Es Salaam abbiamo avuto l’opportunità di realizzare un progetto visionario e complesso: abbiamo trascorso due lunghi periodi in Tanzania e Kenya durante i quali abbiamo formato e consolidato il collettivo artistico, scritto il nostro primo disco e molti altri pezzi ancora in fase di lavorazione, realizzato una masterclass di arti visive, una mostra ed un libro d’arte e performato in una lunga serie di concerti. La formazione vera e propria del collettivo e la messa in scena della prima performance musicale attraverso sessioni di composizione e registrazione è avvenuta in circa due settimane – estenuanti ma meravigliose – fra Dar Es Salaam e Zanzibar ad ottobre 2018, da allora ci confrontiamo con le realtà musicali locali in Kenya e Tanzania ed abbiamo suonato sul palco di decine di festival e club africani. Ci è capitato di incappare in molte criticità tecniche e logistiche, lunghe attese ed imprevisti che sono poi sempre stati ripagati da una risposta intensa del pubblico e grandissime vibes sul palco insieme ai nostri collaboratori.

E per quanto riguarda gli aspetti più tecnici, legati alle sessioni di registrazione?

Durante i nostri viaggi abbiamo sempre portato con noi un piccolo studio mobile composto da un paio di computer, una scheda audio – che durante il nostro secondo viaggio si è rotta per l’eccesso di sbalzi di tensione elettrica, polvere ed umidità ed ha subito una riparazione di fortuna – ed un microfono. Ci è capitato di registrare in contesti adeguati e mediamente attrezzati come il Nafasi Art Space ma anche sulla spiaggia del Red Monkey lodge a Zanzibar – nostro quartier generale e sede della Crazy Monday Jam Session, punto d’incontro per musicisti provenienti da tutto il mondo -, oppure dentro ad un bungalow di legno sotto la pioggia a Lamu in Kenya insieme a Makadem e Blinky Bill.

Il viaggio di Welcome to Uhuru Republic non è soltanto geografico, ma anche temporale: dentro ci sono suggestioni più etniche e influenze legate all’afro-futurismo.

Il nostro è un viaggio di ricerca ed inclusione in cui le influenze di tutti i coinvolti hanno ugual valore. Dunque ci piace pensare che Uhuru Republic sia un filo conduttore fra il linguaggio tradizionale di Msafiri Zawose, le influenze Afro-Pop di Ambasa Mandela, il Taarab della Dhow Countries Music Academy e le suggestioni che strizzano l’occhio allo Singeli dei Kirundo. Come dicevamo, il nostro prossimo grande obiettivo consiste nel portare due dei nostri collaboratori africani in Italia per una residenza artistica presso lo SpazioBetti di Fermo, in questo modo intendiamo ampliare ulteriormente il linguaggio creativo di Uhuru Republic e restituire l’ospitalità che abbiamo ricevuto in Kenya e Tanzania. Abbiamo avviato la campagna di raccolta fondi sopracitata per finanziare quest’operazione acquistando delle opere d’arte collettiva.

Che dire, speriamo il prima possibile di venirvi a vedere dal vivo. Avete già idea di come allestire il live?

Anche noi speriamo di tornare presto sul palco, finora abbiamo avuto occasione di performare con i nostri collaboratori africani in formazione estesa soltanto in Est Africa mentre siamo riusciti ad organizzare due tour in Italia insieme a Makadem. Per quando sarà possibile stiamo preparando un audio / video set che unisce la parte musicale alle arti visive, sul palco per le prime presentazioni ci saremo FiloQ, Raffaele Rebaudengo ed io, mentre dietro le quinte ai visuals Nicola Alessandrini, Lisa Gelli e Filippo Basile. Porteremo in tour il live set insieme alla mostra che raccoglie le opere realizzate a Dar Es Salaam insieme a Safina Kimbokota, Dismas Leonard, Ah- med “Medy” Maubaka, Walter Simbo e Liberatha Alibalio. Ci auguriamo però, attraverso la raccolta fondi, di riuscire a portare in tour in Italia quanti più artisti africani possibile e condividere il palco con loro anche in Italia ed Europa.

Kokoroko – Baba Ayoola

Kokoroko is a band with Afrobeat roots and a strong connection to the contemporary London jazz scene. The group is made up of eight extraordinary English musicians led by the incredible vocal harmonies of front women Sheila, Cassie and Richie. Enjoy their new single Baba Ayoola, a tribute to the grandfather of Cassie Kinoshi, saxophonist of the band, and an invitation to celebrate life!

Post Nebbia – La Mia Bolla

Post Nebbia is a band of the new Italian scene born from the psychedelic imagination of Carlo Corbellini, born in 1999. The band released its first self-produced work in May 2018 and now a new album has arrived. Enjoy La Mia Bolla from Canale Paesaggi!

Tra fiori e soffitti con Giungla

Clash le riconosce forza ed energia, noi l’avevamo sentita diverso tempo fa per radio e abbiamo colto l’occasione al volo: è uscito il nuovo singolo di Giungla, ci abbiamo scambiato quattro chiacchiere parlando di Londra, St Vincent e Bjork, e progetti futuri. Buona lettura!

Be’, racconta un po’ di quest’esperienza con Andrew Savours!

Ho conosciuto Andy l’anno scorso a Brighton dopo un mio live al Great Escape Festival. Appena sono scesa dal palco ci hanno presentati e da lì è nata l’idea di lavorare con lui su alcuni pezzi per la mia prossima uscita. È stata una bellissima esperienza, anche perché in passato ha lavorato con alcuni dei miei chitarristi preferiti (su tutti Nick Zinner degli Yeah Yeah Yeahs) quindi ho sentito subito di essere in ottime mani. Il suo studio si trova a Willesden Green a Londra, nel vecchio complesso dove si trovavano i leggendari Battery Studios, e tra le varie cianfrusaglie attaccate ai muri all’ingresso c’è perfino una ricevuta di prenotazione ingiallita intestata agli Iron Maiden.

Walk On The Ceiling è un brano nato a Londra, la città ha contribuito al mood del pezzo?

Sicuramente tutto il tempo passato a Londra negli ultimi anni ha plasmato molto la mia musica e la mia mente. È il posto dove ho scoperto quanto mi piace vedere tantissimi live da sola e passeggiare perdendomi per ore come mai avevo fatto. Penso rimanere con sé stessi a volte sia fondamentale per tentare di dire qualcosa agli altri anche inconsapevolmente. Questo pezzo è nato proprio per “dire qualcosa” a qualcuno, dopo tante notti passate a scrivere bozze di testo e pensieri sulle note del telefono, con la luce dello schermo nelle mani e la testa sotto le coperte.

Il sound della canzone riporta in mente l’ultima St Vincent. Ci sono ascolti che ti hanno guidato in studio per la veste sonora del singolo?

È un grandissimo complimento… grazie. In realtà l’ultimo disco di St Vincent mi è molto caro perché quando uscì ho avuto modo di intervistarla come inviata da una rivista musicale italiana e ho avuto modo di iniziare a divorarlo già da prima dell’uscita, ma non saprei dire se sia stato un’influenza diretta. Nello specifico ricordo che in studio abbiamo ascoltato There’s More to Life Than This di Bjork (che è un pezzo registrato live dai bagni del Milk Bar, che suona in maniera veramente assurda), Mia e Peaches. Avevamo in testa la apparente semplicità di certe produzioni che però hanno un gusto pop (ma non in senso convenzionale) e un equilibrio con un cantato più dolce.

Per la prossima primavera è prevista l’uscita di Turbulence. Puoi anticipare qualcosa?

Turbulence racchiuderà tutte le tracce lavorate con Andy e altre registrate in seguito qui in Italia, a Bergamo. Ogni singolo avrà come cover il close up di un quadro della pittrice svedese di base a Venezia Sophie Westerlind che poi andrà ad essere nella sua interezza la copertina dell’Ep. È una collaborazione di cui sono molto grata.